Domande esistenziali #2: che lavoro fai?
April 22, 2009 on 7:54 pm | In Varie, pippe mentali | 14 Comments
Oggi un mio collega mi ha fatto notare una cosa a cui ultimamente ho pensato anche io (e mi ha rassicurato vedere che è una cosa che capita anche ad altri informatici): Quando mi presento a una persona nuova, solitamente si finisce a parlare di lavoro, e ci sono discussioni di questo tipo:
Persona: Ma cosa fai nella vita?
Io: Sono un informatico (a dire il vero la risposta varia, ma ne parleremo un’altra volta)
Persona: Oh dai che bello, io non capisco niente di computer.
Ora, magari siamo io e il mio collega ad essere strani, però a voi è capitato mai di interfacciarvi con un salumiere e dire “ah dai, io non ne capisco niente di insaccati”, oppure con un insegnante e rispondergli “io non ne so niente di bambini”?
noi informatici siamo una razza tanto oscura che la gente deve manifestarci la propria ignoranza in materia per pararsi il culo casomai cominci un’interrogazione a sorpresa?
la maturità
June 19, 2008 on 4:33 pm | In musica, pippe mentali | 11 Comments
Prendo esempio dagli illustrissimi Lord e Psycho e mi lancio anche io nel ricordo degli esami di maturità e dell’ultimo anno di scuola.
In realtà dell’esame (e di quel periodo) ho dimenticato quasi tutto, tranne un paio di cosette.
Ai tempi ero un giovine fanciullo il quel della Calabria che combatteva il caldo asfissiante dividendosi tra giri in scooter per andare a lavoro, aria condizionata del locale in cui dava una mano/studiava tra un cliente e l’altro, e giri in scooter per tornare a casa.
E ogni tanto rapporti pseudo occasionali.
Tipo con la nipotina adorata di un o dei prof della commissione esterna (quello di ragioneria).
Nipotina che ho smollato dopo un po’ causa ometto.
Cose che capitano, penso io. Peccato che il prof della commissione esterna non fosse dello stesso avviso.
La mattina della prova di italiano ricordo che ero particolarmente agitato: dovete sapere che il vostro eroe, negli ultimi tre anni di scuola superiore (l’ITC Galileo Ferraris di Reggio Calabria) aveva un’insegnante di italiano che chiamare stronza è quantomeno un eufemismo.
Voi direte “no dai è una di quelle che faceva la severa per spingerti a studiare di più e che nel futuro lascerà un buon ricordo di se’ !”
No, era semplicemente una stronza! E lo dico a 7 anni di distanza ![]()
Ok, aveva delle attenuanti. Tipo che le mancava qualcuno vicino con cui trombare e quindi doveva abbattere le sue frustrazioni su di noi.
Secondo questa donna io non ero in grado di formulare pensieri critici o di esprimermi in italiano.
E il primo che dice “leggendo il tuo blog non posso darle torto” lo prendo a schiaffi!
Adesso ne rido, però davvero ai tempi mi facevo dei gran complessi su questa cosa.
Fatto sta che, per quanto mi impegnassi, con lei non riuscivo ad andare oltre il 6 1/2 nei temi e oltre il 6 in storia.
Era palese che ci fosse una grossa componente di antipatia personale nei miei confronti, però comunque mi veniva più facile auto considerarmi un idiota anziché pensare che il problema fosse una mia deficienza.
Vabbè poche pippe.
Arrivo alla prova di italiano con il terrore di fare un tema pessimo e ottenere l’indignazione della professoressa di italiano esterna, unendola al disprezzo di quello di regioneria.
Insomma giocarmi il 50% della commissione dopo il primo giorno non mi pareva molto il caso.
Alla fine ricordo che nel panico generale, tra le varie tracce scelsi il saggio breve sulla musica.
Che valse l’unico 15/15 della commissione.
Cosa che venne ribadita durante la prova orale, alla presenza della stronza che era venuta a sentire appositamente la discussione (dopo avermi fatto penare settimane sul percorso che volevo portare).
Quelle sì che sono soddisfazioni.
Anche perché se non fosse stato per quel 15/15 avrei rischiato di non prendere quel cavolo di 100 (che non mi sono sudato per niente, è vero, ma lo volevo lo stesso!)
E avrei ringraziato per questo la prof interna di informatica.
Donna simpatica.
Quando non aveva i suoi attacchi isterici o ossessivo compulsivi.
O non ti sputava addosso parlando.
O non cercava di convincerti che Internet è frutto del demonio e la rete piena di pedofili e materiale porno. Che poi dirlo a dei 18enni in perenne crisi ormonale non era esattamente un incentivo a smettere di usarlo.
Ricordo ai tempi della scuola un botta e risposta che mi fece capire che da mia nonna paterna ho ereditato essenzialmente la cattiveria:
Lei:”queste sono le foto di mia figlia”
Noi:”oh che bella bambina!”
Lei:”Dicono che somigli tutta al babbo!”
Io:”hanno tirato un sospiro di sollievo i nonni, eh?!”
Lei:”che poi hanno anche lo stesso carattere: quando sono da soli giocano e ridono. Quando mi avvicino allora mordono”
Io:”Chiaramente istinto di sopravvivenza.”
Ricordo poi una volta in cui una compagna mi diede uno schiaffo e mi intimò di non proferire mai più il suo nome.
Ma è un’altra storia!

