Riguardo al post precedente…

…metto in evidenza in questo post il commento di [link:Mattia] sul Pride, secondo me merita di essere letto e ponderato 🙂

Innanzitutto ringrazio molto per tutti i link, che ogni volta fai della gran bella pubblicità  ;-D. Però, continuo con un lungo post piuttosto cattivello. Non prenderlo come attacco personale, né vorrei che lo facessero quelli che hanno commentato finora; questo commento è più una scusa per buttar giù vari pensieri sul tema che si sono ricollegati leggendo tutto questo.

Vediamo un po’, faccio un esempio per partire. Non mi identifico con la destra perché ha ideali opposti ai miei. Arrivo a detestare la destra perché non solo ho degli ideali, ma credo fortemente nel loro valore etico: inevitabilmente, trovo in chi li nega un comportamento antietico e irrazionale. Sono disposto a un dialogo, ma alla fine si arriva sempre ai soliti dogmi. Io credo che tutte le varianti sessuali siano naturali, loro no. Io credo che limitare le libertà  per limitare i danni che una persona può fare a sé stessa sia inutile, loro no. E così via. Non c’è dimostrazione dell’una o dell’altra posizione, e quando c’è, è parziale e discutibile (d’altronde, solo in matematica si trovano dimostrazioni inoppugnabili, e ancora ancora). Com’era pure? ‘l’opinione pubblica fa la realtà ‘. Quindi, tutto si riduce nella buona parte dei casi ai valori che metti alla base del tuo vivere personale e civile, e conseguentemente ai valori su cui la società  in cui vivi è fondata. La democrazia non è altro che l’applicazione della legge del più forte ai valori fondanti; e va bene così, perché è giusto, nel bene e nel male, che siano i valori più forti, ovvero quelli più condivisi, a vincere, perché sono l’identità  di un popolo. àˆ molto difficile che persone con valori del genere lontani vivano bene vicine (anche se possono e devono comunque trovare il modo di farlo, per un’idea democratica di parità  che ormai tutti accettano – il che, per l’appunto, è un’ideale etico dell’intera società , un valore condiviso).
E poi c’è la solita questione dei diritti. Buona parte della destra italiana lavora per negarmi dei diritti. Come posso mai essere d’accordo, senza effettuare acrobazie logiche che il primo taglio col rasoio di Occam fa cadere rovinosamente a terra?
Ok, tutto quello che ho detto ora sulla destra italiana, posso applicarlo allo stesso modo alla chiesa. Quindi, mi ̬ concesso essere antifascista Рpardon Рcontrario alla destra, ma non anticlericale?

Poi ci sono gli eccessi. E vabbe’, saremmo dei superuomini se non ci fossero. Reprimi un’identità  per secoli, e il minimo minimo minimo che puoi aspettarti sono un po’ di eccessi. Sarebbe come impedire a un uomo rimasto in prigione ingiustamente trent’anni senza neanche la passeggiata nel cortile di mettersi a correre, quando lo liberi e lo metti in un prato, urlando e piangendo, perché è un eccesso e potrebbe far pensare alla gente che tutti i carcerati sono pazzi.
Non dico che ‘la madonna piange sperma’ sia una cosa fighissima. C’è stato un gusto della provocazione fine a sé stessa, che come qualunque cosa fine a sé stessa è quanto meno inutile, talvolta accidentalmente interessante, e nel caso peggiore (come questo) dannosa, e i risultati si sono visti. Ora che i risultati si sono visti, dubito si ripresenteranno in questa maniera. Il movimento, nel suo complesso, ha fatto un danno a sé; e quindi, quelli che hanno preso questa decisione si trovano tutti contro, perché hanno fatto un danno invece che migliorare la situazione. Ma essere anticlericali non significa riconoscersi in posizioni estreme, no? Significa avere proprie idee, che, se raccolte in un unico termine, coincidono con quelle di persone lontane da te, ma che pur sempre si trovano sotto quell’ombrello di idee. Cioè, il fatto che io sia di sinistra non vuol dire che sia brigatista, per fare un’esagerazione.

Infine, sarò ancora un po’ più stronzo, e mi scuso nuovamente. Ma preferisco molto più la trans brasiliana con le tette al vento o l’uomo nudo colorato che corre a destra e a manca, incosciente della realtà  politica e sociale e delle vere conseguenze di quello che fa ma almeno pienamente cosciente di quello che è e sente, e senza paura di esprimerlo, alla persona che nega la sua appartenenza a tale identità  sociale e se ne rimane a casa. Loro hanno tutti i diritti di esistere, ed esistere esattamente nel modo in cui sono, proprio come io, in tutta la mia normalità  e anormalità , ho diritto di esistere esattamente come sono. Io *voglio* che la trans brasiliana possa essere quello che è, voglio che la drag king possa essere quello che è, voglio che la ragazza bisessuale transgender ermafrodita di colore asiatica albina possa essere quello che è. Certo, non si può accontentare tutti: ognuno è libero nei limiti della libertà  altrui. Deve nascere la definizione delle libertà  dal dialogo, ma visto che a loro il dialogo viene negato, cazzo, capisco quanto sentano la necessità  di essere sé stesse queste persone, di *esagerare* sé stesse. Ancora un volta, quanto più reprimi un’identità , tanto più è naturale aspettarsi che questa identità  esploda quando può farlo.

Esagerano? Sì, esagerano. E se me lo venissero a chiedere, glielo direi tranquillamente: sì, è vero, esagerate. E loro se la prenderebbero, e me ne direbbero di tutti i colori, e mi andrebbe bene. Ma esagerano per i motivi che dicevo sopra. E quindi, capisco le loro esagerazioni e mi vanno benissimo. Tanto più che, onestamente, le loro esagerazioni, a livello pratica, a chi fanno mai male? A una morale stantìa? Alle gerarchie politico-ecclesiastiche? Sì, politicamente sono un danno, ma per lo meno in realtà  non stanno facendo nulla di male. C’è chi fa molto di peggio: chi ruba soldi, chi inganna la gente, chi l’ammazza, per un’esagerazione. Quindi, io alla fin dei conti proprio non ce la faccio a prendermela con loro.

Me la prendo invece con chi se ne sta a casa e poi dice ‘non mi piace che venga data questa immagine del mondo glbt’. Si può fare se si era in piazza al pride o ad altre manifestazioni sul tema delle libertà  civili, si può fare se si fa il proprio piccolo per dare l’immagine che vogliamo noi di quello che è il mondo glbt. Basta poco: una parola, un gesto, un qualunque segno che avvicini la gente a quello che siamo nel nostro modo autentico. Ma se non ci diamo una mossa noi, se non scendiamo in piazza noi (e scendere in piazza è dall’inizio della democrazia il mezzo principe, popolare e pacifico, per manifestare alla realtà  sociale e politica la propria presenza e le proprie necessità ), chi lo deve fare per noi? Se non siamo noi a lavorare per il nostro bene, chi lo deve fare? Se non siamo noi a dire chi siamo, chi lo deve dire?

Faccio la battuta: forse la sinistra italiana? -_-

Ho evidenziato alcune parti in cui mi trovo più d’accordo (soprattutto perché lui le sa esprimere molto meglio di me 😛

Anzitutto ribadisco il concetto che ha espresso all’inizio del post: lo conosco e so che se quello che ha scritto non è un attacco verso nessuno 🙂
(leggi come: nessuno attacchi lui personalmente o elimino i commenti immediatamente!)

Poi vorrei spendere un paio di parole su quello che intendevo dire al punto precedente.

Io ho una visione parziale del Pride, visto che non ho mai potuto partecipare per cause esterne (eccetto quest’anno, in cui in effetti ero poco convinto)
Io sono il primo a criticare da credente la Chiesa e le sue gerarchie quando, con le loro parole o azioni, cagano fuori dal vaso.
E alla manifestazione per i DiCo la critica espressa in tal senso ci stava tutta secondo me. (Poi lì avanzerei critiche di altra natura, ma non voglio uscire dal seminato).
La mia visione del Pride (parziale? sbagliata? limitante?) è quella di una manifestazione in cui tutte le diversità  si mostrano per quello che sono e fanno vedere che ci siamo, siamo tanti, presenti e tangibili, e soprattutto non siamo sbagliati. E ben ci stanno le “esagerazioni” di vestiti succinti, colori, travestitismo ecc. (e ribadisco, Mattia lo spiega meglio di me qua sopra 🙂 )
E dovrebbe “limitarsi” a questo secondo me.
E le richieste politiche sui nostri diritti ci stanno in pieno.
Però secondo me andrebbero delegati ad altri eventi la critica diretta alle autorità  ecclesiastiche (e creando altri eventi ad hoc se necessario).
Io (e sottolineo io, perché sono pippe mentali mie) penso che, a meno che non ci sia uno scambio diretto di opinioni, si rischia lo stravolgimento del pensiero che si vuol comunicare.
La Chiesa perde potere ogni giorno, ma ne ha abbastanza da fare la vittima se gliene si da la possibilità  (ovviamente ribadisco il “secondo me” 😀 )

Su una cosa Mattia ha ragionissima comunque (e non solo secondo me per fortuna):
“Se non siamo noi a lavorare per il nostro bene, chi lo deve fare?”
(E vale sia per le piazze (e faccio critica a me per primo), sia per i piccoli gesti che fanno capire alla gente che essere diverso non vuol dire essere sbagliato.)

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