le sue bimbe

Venerdì sera ero tra gli invitati all’addio al celibato di un collega.

Personalmente non ho assistito molte volte a questi riti.
Posso dire solo che i peep show e la lap dance sono tutto un mito oltreconfine. Come starbucks insomma.

Però solo in una discotezza truzza di provincia come QUESTA avrei potuto collezionare la figura-imbarazzo del weekend.

Primo tempo: Ero seduto al tavolo a cena con i colleghi, il festeggiato, e altri suoi amici.
Accanto a noi un tavolo più piccolo in cui c’era un via vai di bottiglie di spumante.
I commensali erano tre donne evidentemente escort e due uomini evidentemente inguardabili.
Uno dei due mi lanciava occhiate compiaciute ogni tanto.

Secondo tempo: ci spostiamo dai tavoli della cena ai tavolini dell’area discoteca.
Visto che siamo tutti informatici e l’originalità  non è il nostro forte, il “gioco della serata” da far fare al futuro sposo, consisteva nel vestirlo con una maglietta bianca da far firmare alle donnine presenti in pista.

Ovviamente la gente strana di cui parlavo prima era in un tavolino accanto al nostro.
Come nulla fosse mi avvicino a una delle ragazze e chiedo se anche lei vuole firmare la maglia del mio amico.
Si avvicina all’improvviso l’uomo che prima mi osservava e inizia ad attaccare bottone.

Lui: ti picciono le mie bimbe?
Io: Guarda non sono esattamente il mio genere, però sono molto carine, complimenti (a chi poi?)
Lui: Eh sì le mie bimbe mi danno un sacco di soddisfazione. Guarda Jacqueline come firma la maglia del tuo amico.
Io: Sì immagino che siano una compagnia molto piacevole.
Lui: E dopo di Jaqueline mandiamo a firmare Jasmira. Jasmira è la migliore delle mie bimbe, il pezzo da 90 della mia scuderia
Io (un po’ alticcio): ah la migliore della scuderia…la cavalla da monta insomma.
Lui: Sì lei è molto apprezzata dagli uomini. Guarda come la guardano tutti mentre balla
Io: Sì noto che risquote un certo successo
Lui (con fare ammiccante): Lei costa sul migliaio. Però insomma…se vuoi far divertire il tuo amico…beh io e te possiamo trovare un accordo (mettendomi una mano sulla spalla).
Io (alla ricerca di un modo per cavarmi dalla situazione): Beh io ti ringrazio, però insomma, non vorrei che il mio amico rischiasse di non capire l’importanza del regalo e che si creassero problemi tra noi, lavorando anche assieme. Scommetto che tu mi capisci benissimo (tipica frase che non vuol dire niente ma utile per chiudere la conversazione quando l’interlocutore ha un ego spoporzionato)

Alla fine ho approfittato dell’arrivo di altro alcool per fuggire dalle sue grinfie, ma state pur certi che tra tanti anni, davanti al fuoco di un camino, racconterò ai miei nipoti della storia del pappone che ha gonfiato (decuplicato?) il prezzo della sua escort nel tentativo di farmi sentire desiderato e portarmi a letto! 😛

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