Finalmente sono riuscito a fare un po’ …

Finalmente sono riuscito a fare un po’ di ferie, e approfittando di alcune coincidenze astrali (aka biglietti economici e la spinta di un caro amico) ho pensato di investire 5 giorni a Istanbul.

Ora: le mie aspettative sulla città  erano parecchio alte, visto che il commento più negativo da chi l’ha già  visitata è stato “ci ho lasciato il cuore”.

 

Il viaggio con la pegsus airlines è stato piuttosto confortevole e piacevole, soprattutto per questo video, trasmesso alla partenza:

Uscire dall’aeroporto di ‘¦ è stato più complesso del previsto: il personale si limitava a mandarci da una parte all’altra senza avere particole interesse a rispondere al tuo inglese.

Una volta fuori ho cercato tra le varie alternative (bus provati per lo più) come arrivare in piazza Taksim.

L’ora e mezzo di strada in mezzo al traffico mi ha fatto effettivamente rivalutare in termini concreti il detto “bestemmiare come un turco”.

Arrivato in piazza mi sono diretto verso Istikal, la via (circa) pedonale della Istanbul occidentale turistica.

Due cortei dopo finalmente riesco ad aggirarmi in mezzo ai vicoli laterali e trovare il mio ostello.

Ora, prenotare lì è stata essenzialmente una questione di urgenza e logistica, ma un posto che si chiama Mistery Simurgh Hostel qualche indizio avrebbe dovuto darmelo.

Anzitutto lì ho avuto il primo approccio con lo stile delle costruzioni di quella zona della città : scale strette ripidissime e curve. Il gestore del posto, seduto assieme ai suoi amici sui divani a fumare dava l’idea di una comune hippy.

Inutile dire che mi sono piazzato a farci quattro chiacchiere.

Quella sera avevo contattato Oktay, un giornalista/attivista gay che avevo conosciuto anni prima a Bologna.

Mi ha portato in giro per la zona del mio ostello per un giro esplorativo, e mi ha accompagnato a bere qualcosa allo sugar & spice, un bar gay aperto da poco.

In quella zona della città  ho poi scoperto esserci parecchi locali gay, e una certa apertura da parte della comunità  locale.

A un certo punto della serata mi sono ritrovato circondato un paio di turchi, da due olandesi, tre francesi e un gruppo di tedeschi a raccontarmi di come hanno visto la città  e di quanto la trovassero multietnica.

Poi ovviamente siamo degenerati in aulici discorsi su sesso e alcool (che hanno offerto per tutta la sera, ma ho accettato solo il secondo.) e quando la situazione stava diventando un po’ creepy (i turchi volevano portarmi in casa del loro spacciatore di erba) ho pensato che fosse il momento di salutare e andare a dormire.

5 ore dopo ero già  in piedi e pronto a raggiungere i miei compagni di viaggio, giunti quella mattina dalla Bulgaria.

Abbiamo deciso di alloggiare in un appartamento tutto per noi, di proprietà  di Mustafà .

Ora, Mustafà  è il Tony Soprano di Istanbul. Alla prima nostra lamentela sul bagno non pulito a dovere al nostro arrivo, lui ha raccattato un 15enne e l’ha mandato a pulire, mentre ci ha offerto tonnellate di te e caffè per scusarsi, ci ha minacciati di passare a colazione a prendere gratis i panini farciti che vendeva nella sua bottega.

Soprattutto continuava a intervallare tutto con dei “you ask me, no problem, my friend”.

Ci ha anche presentati al suo amico kebabbaro che si è limitato a un “we will look after you”. Ho deciso di pensare che quella frase fosse un mio limite linguistico e non una minaccia.

 

Era dal 2006 che non facevo un viaggio con un amico. Durante questi 6 anni ho sempre viaggiato o da solo o con il ragazzo del periodo.

Questa occasione è stata utile, oltre che piacevole anche perché io di Istanbul in effetti non sapevo nulla, avendo avuto un’ora di tempo per leggere la guida al volo. Avere qualcuno più preparato di me su cosa vedere e dove andare è stato sicuramente utile.

Vi tralascio i giri prettamente turistici. Dico solo che Costantino ha fatto un buon lavoro e la città  merita decisamente di essere visitata (insomma ci sono mille guide a riguardo) 🙂

 

A parte i richiami alla preghiera che risuonano in ogni dove quella mezza dozzina di volte al giorno, mi ha interessato il rapporto dei turchi con le moschee (chi le frequenta almeno).

In realtà  era molto più divertente vedere il rapporto delle turiste donne con le moschee, visto che molte di loro amavano fotografarsi all’interno con scialle in testa e aria sommessa, a scimmiottare le vere fedeli, salvo poi avere gonne a giropassera e minidress da cubista della bassa.

 

I turchi con cui ho avuto a che fare sono essenzialmente cabinisti, poco organizzati, guidano in maniera discutibile, pagano in lire, e si fanno in quattro per darti una mano in caso di necessità  (se non hanno addosso una divisa).

Un grande quartire spagnolo di Napoli, con tanto fermento in sottofondo (l’economia cresce, la città  si occidentalizza e i turchi cercano di trovare il loro posto in questa mutazione)

 

I locali gay che ho visto sono cari, soprattutto rispetto al discorso alcolico (30 e passa lire per un long island).

La gente mi è sempre parsa piuttosto tranquilla e si lancia in approcci senza problemi.

L’ostacolo linguistico a volte si è sentito purtroppo (soprattutto l’ha sentito il mio amico che era effettivamente lì per festeggiare a dovere la sua laurea e tanti ragazzi degni di nota non volevano neanche tentare la conversazione quando hanno capito che sarebbe stata in inglese).

Invece dal punto di vista “2.0” il governo turco blocca gli accessi ai maggiori siti  con profili gay (Gayromeo in primis). Ma grindr funziona, tirate pure un sospiro di sollievo!

Ho evitato come la pesta l’acqua che non fosse imbottigliata, seguendo il consiglio di chi mi ha preceduto in vacanza.

In compenso il pesce cucinato direttamente al mercato aveva decisamente il suo perché (soprattutto a quel prezzo, col cambio favorevole).

In generale il cibo ha sempre dato soddisfazioni 🙂

 

L’ultimo giorno però ci siamo lasciati fregare dall’insalata, e di conseguenza eviterò di raccontare dell’ultima notte, tranne che prima di star male ho fatto quattro chiacchiere con le prostitute della mia via, che attiravano turisti dalle loro finestre. C’è da dire che lo stato di ebrezza in cui riversavo durante tutte le mie altri notti di soggiorno non mi ha fatto realizzare che in effetti le case fossero praticamente tutte dei bordelli autogestiti.

La stragrande maggioranza erano evidentemente transessuali, e arrivate lì da altre parti della Turchia e nazioni vicine. (una l’ho riconosciuta perché Mustafa me l’ha presentata giorni fa come “she is my friend, but not my girlfriend. she works downstairs”.

 

Un viaggio sicuramente positivo, una vacanza necessaria a riposarmi, e un’esperienza molto bella che consiglio assolutamente, anche grazie a voli abbastanza economici e a una valuta favorevole.

 

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