Flirting 101 – L’arte di approcciare

Fare “carte false”, per provarci con qualcuno.
Scommetto che a tutti è capitato, almeno una volta nella vita.
E se non vi è ancora successo aspettatevi di finirci incastrati.
E se pensate di non essere quel tipo di persona, vi perdete grandi esperienze di vita (e materiale per il blog).

Ne parlavo ieri con un amico: approcciare qualcuno per parlarci la prima volta può essere abbastanza problematico.
Soprattutto se ci aggiungi il dubbio di fondo “sarà  gay?”

Certo, qualcuno si è inventato l’inquietantissima “settimana del saluto” (http://www.magazine.unibo.it/Magazine/UniBoIniziative/2012/10/22/La_Settimana_del_saluto.htm?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter) ma insomma durante le altre 51 che si fa?

Personalmente ho un senso della vergogna inversamente proporzionale alla mia faccia tosta: di solito approccio facilmente le persone e faccio capire di essere interessato anche senza sapere il loro orientamento sessuale.
Quando ero giovane(?), bello(???) e single la cosa mi ha portato un certo tipo di vantaggi.
Ovviamente beccavo molti due di picche, ma insomma, sono le regole del gioco!
(E sì, posso smentire la leggenda metropolitana per cui la gente ti picchia. Basta non approcciarsi in modi discutibili di solito)

Non sto a contare le volte che ho approcciato qualcuno fingendo che mi servissero indicazioni stradali o una sigaretta (e ovviamente non fumo).

All’estero poi basta dire di essere italiano (e parlare inglese, sperando che il tuo interlocutore sappia fare lo stesso) ed entri nelle grazie della gente con cui vuoi interagire.

A volte però per una ragione o l’altra non potevo solamente avvicinarmi e presentarmi, ma dovevo improvvisare piani strategici degni delle missioni doppiogiochiste di Alias.

Una volta per riuscire a fare due chiacchiere con un tipo (un comasco davvero carino che stava per lasciare Bologna e tornare in madrepatria) ho sabotato una partita di risiko a casa di amici e l’ho trasformata in un poker alcoolico (No, non scendo in dettagli. Dico solo che alla fine ho dormito con un altro lombardo)

Un’altra volta ero a Milano e ho nascosto le chiavi della macchina del tipo che doveva accompagnarmi in stazione, per dargli la colpa del treno che volevo perdere, e riuscire a fare quattro chiacchiere col suo amico appena conosciuto.

Mi autocensuro su altre situazioni poco edificanti (ma anche più interessanti, a pensarci) che ho costruito per chiacchierare con qualcuno.

E voi avete mai fatto “carte false” per conoscere qualcuno? Soprattutto, ne è valsa la pena?

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