chi lascia la strada vecchia per la nuova…

“chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova”

Questo motto, ripetuto senza sosta da gente spaventata dal mondo, ha accompagnato la mia infanzia in Calabria.
E tanto me l’hanno ripetuto che alla fine ha vinto la curiosità  e la strada nuova in qualche modo ho voluto comunque provarla, un po’ per scelta un po’ per necessità .

Perché sapevo che non appartenevo al luogo in cui stavo, e non trovavo un modo per migliorare quella condizione.

E non ho scelto davvero il posto in cui andare. Avevo solo bisogno di scappare da quello in cui ero nato, sperando che mi andasse bene. E anche se non è andata benissimo, mai mi sono pentito della scelta.

Parto da questo principio quando penso che ancora oggi c’è gente che non si capacita di come ci siano così tante persone che affrontano viaggi della speranza per arrivare a Lampedusa.
E vogliono leggi più severe per far capire loro che non sono i benvenuti e che sarebbe un viaggio inutile, e che verrebbero riaccompagnati indietro.
Ma per il loro bene, per non far loro rischiare la vita con questo viaggio.

Da qui il dubbio: non viene in mente che magari lo spingersi in un nuovo posto non dipenda anche per loro dall’idea che stanno lasciando una vita davvero di merda, piuttosto che dalla convinzione di sapere cosa trovano?

Ora, non mi pare esattamente che i “clandestini” siano proprio accolti col tappeto rosso da noi.
Mediamente l’unica cosa dignitosa che molti di loro hanno qui in Italia è la pazienza nel sopportare attacchi razziali.
E anche quella se la sono portata da casa.

Siamo sicuri che nel 2013 passi ancora l’idea che siamo una culla di prosperità  economica?

Siamo sicuri che l’idea di Europa che vogliamo trasmettere(a chi ci vive dentro e a chi ci guarda da fuori) sia che l’unica cosa che siamo capaci di fare per il problema immigrati è di ignorarlo e non chiederci perché avviene?

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