Personalmente prendere il Curriculum in mano e modificarlo è una cosa che mi mette un certo carico d’ansia.
Da una parte tutti i microlavori fatti durante questi 30 anni è meglio non inserirli (anche se “commesso serale al sexy shop” non ho mai capito se sia un punto di forza o meno). Dall’altra parte quando rileggo il curriculum mi chiedo col senno di poi che mi fossi fumato quando ho preso certe decisioni sulla mia formazione!
Fosse per me il mio curriculum lo ridurrei tutto alla parte delle attitudini personali, che dipendono più dai posti in cui ho vissuto e dalla gente che ho incontrato, che dalla mia formazione scolastica.
Ho pensato ad una top five, in ordine sparso, per le tre città in cui ho vissuto più a lungo:
Cose imparate in 18 anni a Reggio Calabria (1982-2001)
Una certa prontezza di riflessi quando la gente attorno a me guida male (che suona meglio di “patente B”, diciamolo)
Nelle discussioni bisogna capire quando arrendersi, ma anche quando l’altra parte è sull’orlo dello sfinimento e dare l’ultima stoccata. Grazie nonna stronza.
Grazie al doppio lavoro di mio padre, trapano, inchiodo, taglio, stucco, tinteggio, cambio tubi, sistemo impianti elettrici, bevo peroni e so cos’è il panino del muratore per esperienza personale.
L’uso del pensiero laterale quando la gente ti pone davanti problemi che evidentemente sono posti per non avere risposta
So dare l’idea alla gente che sto attento anche dopo mezz’ora di monologhi
Cose imparate a Cesena (2001-2005)
So scrivere abbastanza bene e in maniera non noiosa, nonostante la gente mi abbia sempre fatto pensare il contrario prima.
Non sono fatto per vivere in posti piccoli
Bisogna avere sempre un aneddoto divertente da tirare fuori al momento buono, quando le conversazioni languono
L’autoironia come metodo di accettazione sociale
Ho fatto lavori più disparati per tenermi impegnato, e ho visto che sono fortemente adattabile!
Cose imparte a Bologna (2005-oggi)
Se vuoi qualcosa la chiedi, e ti assicuri che la gente a cui la chiedi abbia effettivamente capito
So semplificare le situazioni ponendomi domande apparentemente fuori contesto, ma funziona, e mi districo nel trovare risposte
So farmi volere bene, che è un buon punto di partenza quando sono in mezzo a persone con opinioni spesso differenti tra loro
Metto dei paletti quando fanno richieste impossibili, ma accetto le sfide quando sono solo complicate ma realizzabili
Assumo il controllo quando le situazioni sono organizzativamente incasinate.
Io quando metto mano al CV ho sempre un’ansia da prestazione che non te la spiego. Oltre alla sensazione di non aver mai fatto abbastanza e di non valere nulla in confronto ad altri. Detto questo, bellissima idea quello del curriculum delle attitudini personali
Hai ragione. Quello che conta è crescere; avere la sensazione di averlo fatto attraverso le esperienze.
Secondo me la tua abilità migliore, fra quelle che hai elencato, è l’ascolto. O meglio, l’apparenza dell’ascolto dopo mezz’ora di monologo.
Quando ti leggo e mentre ti leggo ho sempre quel sorriso ebete fisso sulla faccia.
Riflettevo oggi con la mia capa: più che le usanze del 24 e del 25, a me piace l’atmosfera che si crea nel periodo natalizio.
Quest’anno ammetto di essermi goduto poco, per mancanza di tempo soprattutto, tutte quelle piccole tradizioni di negozi in cerca di regali (santa Amazon), città addobbate e illuminate (cattiva ASCOM, per te carbone!) ecc.
In compenso quest’anno in casa ho (assistito Luca che addobbava) un albero di Natale.
Ma la vera atmosfera natalizia nella mia testa si crea anche con tutta una serie cose che col Natale hanno poco a che fare, se non nella mia testa. Spesso senza ragione apparente.
Per me fa subito Natale:
una cover qualsiasi di Across The Universe
Liquori con la crema
Il tè caldo bevuto quando esco da lavoro (che bevo sempre, ma nel periodo natalizio è proprio immancabile)
Insalata russa (questa è facile, la mia vicina di casa la preparava ogni Natale quando veniva a cena da noi)
I fichi secchi
Il punch al mandarino (ok non lo bevo d’estate in generale, però lo associo prima al Natale che all’inverno)
Zelda (quello per NES, che mi ci ero intrippato per le vacanze di Natale mille anni fa quando mi è stato regalato dai miei)
Voi avete oggetti e usanze che fanno “Natale” solo nelle vostre teste?
la mia lista e quasi simile, basta sostituire i liquori con il vino frizzante o spumante …
Tra l’altro, nella Russia insalata russa si chiama insalata di Olivier!
Per me l’odore delle clemetine sbucciate fa tantissimo Natale..ma purtroppo quest’anno non so perché… non ho goduto dello spirito natalizio come lo facevo altri anni. starò diventando una vecchia checca acida?
tra tre settimane compio 30 anni.
Avevo pensato a sterminati elenchi di cose da fare prima di arrivare a quella data, Maya permettendo.
Purtroppo la mole di lavoro e impegni di questo periodo non mi lascia molto tempo per scriverla. Figuriamoci portarla a termine.
In realtà certo di non pensarci e fingere indifferenza per la cosa, ma sento sempre quella vocina interiore che mi dice che in effetti sto superando un traguardo, volente o nolente, e che ormai quel che è fatto è fatto.
Il problema è che magari è tardi per quello che non ho ancora fatto!
Che poi, pensandoci obiettivamente, non sapendo quello che non ho fatto come faccio a dire che è troppo tardi per farlo l’anno prossimo?
E’ che questa vocina interiore sembra esente dalla mia parte razionale.
Cosa alquanto nuova per me, che sono uno che pensa che nell’immediato tutto andrà bene, pur nella consapevolezza che stiamo scivolando tutti assieme lentamente in un baratro oscuro di dolore e miseria.
Quindi la soluzione è una sola: Per il mio compleanno vedrò di zittire la vocina a suon di alcool.
Ah, visto che non avrò il tempo di organizzarla una festa, pare che degli angeli custodi ci stiano pensando al posto mio!
Sarò (di qualche giorno) più giuovane di te, ma queste pare me le sono fatte anche io. E dato che sono una persona allegra e positiva me le sono fatte del tempo fa.
La risposta che è trovato io (e che fin’ora mi va bene) è: ognuno è a sé. Se gli altri hanno fatto determinate cose nell’età canonica, questo non esclude che tu possa farle con un’altra età e un’altra mentalità. Magari più completa di quando sarebbe stato canonico fare determinate cose.
Tutti i dubbi e le giustificazioni che ti vengono sono, in ultima analisi (amo questo intercalare), solamente dei limiti che noi stessi ci poniamo. Per il cazzo poi. Possiamo fare quello che vogliamo e quando vogliamo, e fanculo se i nostri giudizi o quelli delle altre persone tentano di frenarci.
Finché non vado a farmi o a fare del male, sarà sempre comunque un’esperienza illuminante, che faccia poca o tanta luce
A poche ore dalle elezioni americane inevitabilmente ho avuto un pensiero che penso unisca un po’ tutti gli omosessuali italiani di sinistra (il mood pesantezza cosmica si abbatte inevitabilmente alle 8 del mattino, abbiate pazienza):
No, non mi riferisco al fatto che le elezioni italiane sono mediaticamente più tristi di quelle americane.
E non parlavo neanche che se da noi un candidato è minimamente capace di trainare le masse lo fa solo per spingerle in un baratro.
Quello che ho pensato è: alle soglie del 2013 (o della fine del mondo), non so decidermi se è più triste pensare di votare il proprio candidato solo perché si dimostra aperto sulla questione omosessuale, o non votarlo perché ha deciso che non è un tema da affrontare decentemente?
Che poi tutti hanno ragione nel dire che ci sono temi più importanti da affrontare in un momento di crisi.
Quindi inevitabilmente mi chiedo: come contano di affrontarli i temi più importanti se tutti si dimostrano tanto ottusi e discordanti su una cosa che dovrebbe essere così semplice?
Io sono abbastanza curioso e ansioso di sentire il dibattito di lunedì. Al momento infatti non ho la minima intenzione di votare alle primarie, vediamo se riescono a farmi cambiare idea.
[...] Qualcosa (molto poco) sta venendo fuori, ma con fatica. Ne ha parlato ad esempio il mio amico Falcon82 sul suo blog. Al momento però la domanda ricorrente che mi pongo tutti i giorni (vabbe’ non esageriamo, [...]
Quando ero giovane e incosciente ho deciso che, dopo il diploma, il modo più immediato per fuggire a gambe levate da quel di Reggio Calabria fosse di iscrivermi in informatica all’università.
A Cesena per l’esattezza, dove viveva mia sorella (una scusa per non avere genitori ansiosi in mezzo ai piedi ogni weekend. Maledetti ferrovieri che viaggiano gratis).
Dai, tutti commettono errori da adolescente!
Comunque lì dentro ho iniziato a capire gli Informatici Veri! (io non sono un Informatico Vero (d’ora in poi I.V.), sfido chiunque a sostenere il contrario).
Quasi tutti i professori che ho avuto all’università erano fisici / matematici, che da giovani lavoravano facendo buchi a dei fogli e li archiviavano in un qualche ordine (Ora, dopo anni di archivi di fogli che si ribaltavano, con conseguenti nottate in bianco per essere risistemati, che gente pensate che ne potesse venire fuori?).
Dovete capire che l’informatica è una scienza recente. Ma tanto recente.
Talmente recente che la gente che ha scoperto cose che usiamo tutti i giorni e ci semplificano l’esistenza è probabilmente ancora viva (Tipo quello che ha iniziato a sviluppare Linux, in un posto con 6 mesi ininterrotti di buio).
O morta giovane per abuso di sostanze varie (tipo quello che ha inventato i file .zip)
O morta giovane per motivi politici (un Alan Turing a caso)
O arrestata per uxoricidio (Grazie Mattia)
O ha fondato imperi multimilionari alimentando il proprio delirio di onnipotenza (ed è inutile che vi faccia esempi).
Ora, gli I.V. seconda generazione, allievi di sti tizi, che propensione possono avere alla socialità con il resto del genere umano, se hanno imparato quello che conoscono da gente come questa?
Certo, siamo il primo numero di emergenza da chiamare nei vostri cellulari, perché qualcuno deve pur sistemarvelo il computer.
Siamo quelli che a fine cena sistemano i conti e danno il resto a tutti voi maledetti che prelevate solo pezzi da 50 Euro quando andate in pizzeria.
Siamo quelli che analizzano i problemi in maniera tanto malata che probabilmente non troveranno mai la soluzione al problema posto, ma intanto risolviamo quelli lasciati in sospeso nei giorni prima.
Però è vero che lavorando su cose in continua evoluzione siamo un po’ dei pionieri.
Con i pregi e i difetti del caso.
L’I.V. pensa che l’utente finale sia stupido (quando non capisce l’uso di un programma).
L’utente finale (quando non capisce l’uso di un programma) pensa che l’I.V. sia stupido.
Ovviamente la verità sta nel mezzo. Quel compromesso che nessuno dei due è disposto a ottenere in quanto detentore della verità assoluta (e di un vocabolario sprovvisto di termini utili a spiegare problema/soluzione all’altro).
E da qui la necessità (ancora non capita purtroppo) degli I.V. di lavorare assieme a gente che informatica non è, se vogliono fare un lavoro migliore.
Perché diciamolo, mediamente all’I.V. viene insegnato a lavorare da solo e a non accettare bene i feedback di chi non è un I.V. riconosciuto all’interno del proprio branco (che solitamente ottiene l’accesso alla sua stessa mailing list, o alla Gilda di World of Warcraft).
Quando finalmente accade che gli viene affiancato qualcuno con cui lavorare (che non è stato preventivamente testato e annusato a dovere), l’I.V. pensa che la gente con cui lavora sia stupida, se non si piega alla sua volontà e metodo di fare le cose.
Perché nella sua mente gli altri non hanno un metodo e dei motivi per fare le cose in un certo modo, e se ce l’hanno comunque è un problema loro. D’altronde lui è I.V, non può avere meno ragione degli altri, visto che scrive codice e, ehi, fa funzionare il computer!
Ora, a nome della categoria, vi chiedo di avere pazienza.
Ricordatevi come sono umanamente ridotti i loro punti di riferimento nella vita, e chiedetevi ancora se vale la pena arrabbiarsi con gli I.V.
Prendete un respiro profondo, fategli capire che se nessuno vi ha spiegato che cosa sia un browser non è colpa vostra, solamente vi sentivate più portati a studiare Giurisprudenza.
Oppure andate di spranga sulle gengive, avrete tutte le attenuanti del caso.
C’è un legame piuttosto forte tra informatica ed autismo.. non ho ancora del tutto chiaro se studiare al prima porti alla seconda, o se se persone un po’ autistiche riescano meglio di altri ad esprimersi davanti ad un monitor, fatto sta che moltissimi programmatori sono almeno un po’ “rain-main” (tutti i programmatori che ho conosciuto parlano da soli di tanto in tanto, per esempio )
Fare “carte false”, per provarci con qualcuno.
Scommetto che a tutti è capitato, almeno una volta nella vita.
E se non vi è ancora successo aspettatevi di finirci incastrati.
E se pensate di non essere quel tipo di persona, vi perdete grandi esperienze di vita (e materiale per il blog).
Ne parlavo ieri con un amico: approcciare qualcuno per parlarci la prima volta può essere abbastanza problematico.
Soprattutto se ci aggiungi il dubbio di fondo “sarà gay?”
Personalmente ho un senso della vergogna inversamente proporzionale alla mia faccia tosta: di solito approccio facilmente le persone e faccio capire di essere interessato anche senza sapere il loro orientamento sessuale.
Quando ero giovane(?), bello(???) e single la cosa mi ha portato un certo tipo di vantaggi.
Ovviamente beccavo molti due di picche, ma insomma, sono le regole del gioco!
(E sì, posso smentire la leggenda metropolitana per cui la gente ti picchia. Basta non approcciarsi in modi discutibili di solito)
Non sto a contare le volte che ho approcciato qualcuno fingendo che mi servissero indicazioni stradali o una sigaretta (e ovviamente non fumo).
All’estero poi basta dire di essere italiano (e parlare inglese, sperando che il tuo interlocutore sappia fare lo stesso) ed entri nelle grazie della gente con cui vuoi interagire.
A volte però per una ragione o l’altra non potevo solamente avvicinarmi e presentarmi, ma dovevo improvvisare piani strategici degni delle missioni doppiogiochiste di Alias.
Una volta per riuscire a fare due chiacchiere con un tipo (un comasco davvero carino che stava per lasciare Bologna e tornare in madrepatria) ho sabotato una partita di risiko a casa di amici e l’ho trasformata in un poker alcoolico (No, non scendo in dettagli. Dico solo che alla fine ho dormito con un altro lombardo)
Un’altra volta ero a Milano e ho nascosto le chiavi della macchina del tipo che doveva accompagnarmi in stazione, per dargli la colpa del treno che volevo perdere, e riuscire a fare quattro chiacchiere col suo amico appena conosciuto.
Mi autocensuro su altre situazioni poco edificanti (ma anche più interessanti, a pensarci) che ho costruito per chiacchierare con qualcuno.
E voi avete mai fatto “carte false” per conoscere qualcuno? Soprattutto, ne è valsa la pena?
No, cioè, ora, calma: se ubriacare gente e nascondere chiavi delle macchine (dando colpe inesistenti) non sono nella categoria “situazioni poco edificanti”… mi chiedo COSA ci sia in quella categoria xD
si si, di cuoio con una bella fibbia in metallo ma già all’epoca un pò vecchiotta ( non vorrai mica che te la restituisca con annessi e connessi facendo un incontro in cui al posto di svestirsi ti debba rimettere la cintura? )
Io da questo punto di vista sono proprio pessimo! Raramente mi muovo per primo io. Anzi diciamo proprio mai. Ma non perché mi senta figo, anzi. Proprio per vergogna!
Finalmente sono riuscito a fare un po’ di ferie, e approfittando di alcune coincidenze astrali (aka biglietti economici e la spinta di un caro amico) ho pensato di investire 5 giorni a Istanbul.
Ora: le mie aspettative sulla città erano parecchio alte, visto che il commento più negativo da chi l’ha già visitata è stato “ci ho lasciato il cuore”.
Il viaggio con la pegsus airlines è stato piuttosto confortevole e piacevole, soprattutto per questo video, trasmesso alla partenza:
Uscire dall’aeroporto di … è stato più complesso del previsto: il personale si limitava a mandarci da una parte all’altra senza avere particole interesse a rispondere al tuo inglese.
Una volta fuori ho cercato tra le varie alternative (bus provati per lo più) come arrivare in piazza Taksim.
L’ora e mezzo di strada in mezzo al traffico mi ha fatto effettivamente rivalutare in termini concreti il detto “bestemmiare come un turco”.
Arrivato in piazza mi sono diretto verso Istikal, la via (circa) pedonale della Istanbul occidentale turistica.
Due cortei dopo finalmente riesco ad aggirarmi in mezzo ai vicoli laterali e trovare il mio ostello.
Ora, prenotare lì è stata essenzialmente una questione di urgenza e logistica, ma un posto che si chiama Mistery Simurgh Hostel qualche indizio avrebbe dovuto darmelo.
Anzitutto lì ho avuto il primo approccio con lo stile delle costruzioni di quella zona della città: scale strette ripidissime e curve. Il gestore del posto, seduto assieme ai suoi amici sui divani a fumare dava l’idea di una comune hippy.
Inutile dire che mi sono piazzato a farci quattro chiacchiere.
Quella sera avevo contattato Oktay, un giornalista/attivista gay che avevo conosciuto anni prima a Bologna.
Mi ha portato in giro per la zona del mio ostello per un giro esplorativo, e mi ha accompagnato a bere qualcosa allo sugar & spice, un bar gay aperto da poco.
In quella zona della città ho poi scoperto esserci parecchi locali gay, e una certa apertura da parte della comunità locale.
A un certo punto della serata mi sono ritrovato circondato un paio di turchi, da due olandesi, tre francesi e un gruppo di tedeschi a raccontarmi di come hanno visto la città e di quanto la trovassero multietnica.
Poi ovviamente siamo degenerati in aulici discorsi su sesso e alcool (che hanno offerto per tutta la sera, ma ho accettato solo il secondo.) e quando la situazione stava diventando un po’ creepy (i turchi volevano portarmi in casa del loro spacciatore di erba) ho pensato che fosse il momento di salutare e andare a dormire.
5 ore dopo ero già in piedi e pronto a raggiungere i miei compagni di viaggio, giunti quella mattina dalla Bulgaria.
Abbiamo deciso di alloggiare in un appartamento tutto per noi, di proprietà di Mustafà.
Ora, Mustafà è il Tony Soprano di Istanbul. Alla prima nostra lamentela sul bagno non pulito a dovere al nostro arrivo, lui ha raccattato un 15enne e l’ha mandato a pulire, mentre ci ha offerto tonnellate di te e caffè per scusarsi, ci ha minacciati di passare a colazione a prendere gratis i panini farciti che vendeva nella sua bottega.
Soprattutto continuava a intervallare tutto con dei “you ask me, no problem, my friend”.
Ci ha anche presentati al suo amico kebabbaro che si è limitato a un “we will look after you”. Ho deciso di pensare che quella frase fosse un mio limite linguistico e non una minaccia.
Era dal 2006 che non facevo un viaggio con un amico. Durante questi 6 anni ho sempre viaggiato o da solo o con il ragazzo del periodo.
Questa occasione è stata utile, oltre che piacevole anche perché io di Istanbul in effetti non sapevo nulla, avendo avuto un’ora di tempo per leggere la guida al volo. Avere qualcuno più preparato di me su cosa vedere e dove andare è stato sicuramente utile.
Vi tralascio i giri prettamente turistici. Dico solo che Costantino ha fatto un buon lavoro e la città merita decisamente di essere visitata (insomma ci sono mille guide a riguardo)
A parte i richiami alla preghiera che risuonano in ogni dove quella mezza dozzina di volte al giorno, mi ha interessato il rapporto dei turchi con le moschee (chi le frequenta almeno).
In realtà era molto più divertente vedere il rapporto delle turiste donne con le moschee, visto che molte di loro amavano fotografarsi all’interno con scialle in testa e aria sommessa, a scimmiottare le vere fedeli, salvo poi avere gonne a giropassera e minidress da cubista della bassa.
I turchi con cui ho avuto a che fare sono essenzialmente cabinisti, poco organizzati, guidano in maniera discutibile, pagano in lire, e si fanno in quattro per darti una mano in caso di necessità (se non hanno addosso una divisa).
Un grande quartire spagnolo di Napoli, con tanto fermento in sottofondo (l’economia cresce, la città si occidentalizza e i turchi cercano di trovare il loro posto in questa mutazione)
I locali gay che ho visto sono cari, soprattutto rispetto al discorso alcolico (30 e passa lire per un long island).
La gente mi è sempre parsa piuttosto tranquilla e si lancia in approcci senza problemi.
L’ostacolo linguistico a volte si è sentito purtroppo (soprattutto l’ha sentito il mio amico che era effettivamente lì per festeggiare a dovere la sua laurea e tanti ragazzi degni di nota non volevano neanche tentare la conversazione quando hanno capito che sarebbe stata in inglese).
Invece dal punto di vista “2.0″ il governo turco blocca gli accessi ai maggiori siti con profili gay (Gayromeo in primis). Ma grindr funziona, tirate pure un sospiro di sollievo!
Ho evitato come la pesta l’acqua che non fosse imbottigliata, seguendo il consiglio di chi mi ha preceduto in vacanza.
In compenso il pesce cucinato direttamente al mercato aveva decisamente il suo perché (soprattutto a quel prezzo, col cambio favorevole).
In generale il cibo ha sempre dato soddisfazioni
L’ultimo giorno però ci siamo lasciati fregare dall’insalata, e di conseguenza eviterò di raccontare dell’ultima notte, tranne che prima di star male ho fatto quattro chiacchiere con le prostitute della mia via, che attiravano turisti dalle loro finestre. C’è da dire che lo stato di ebrezza in cui riversavo durante tutte le mie altri notti di soggiorno non mi ha fatto realizzare che in effetti le case fossero praticamente tutte dei bordelli autogestiti.
La stragrande maggioranza erano evidentemente transessuali, e arrivate lì da altre parti della Turchia e nazioni vicine. (una l’ho riconosciuta perché Mustafa me l’ha presentata giorni fa come “she is my friend, but not my girlfriend. she works downstairs”.
Un viaggio sicuramente positivo, una vacanza necessaria a riposarmi, e un’esperienza molto bella che consiglio assolutamente, anche grazie a voli abbastanza economici e a una valuta favorevole.
Nella mia lista di cose vedere. E anche solo ALCUNE delle cose che hai fatto tu Altre me le posso anche risparmiare, anche se danno un tocco ancor più avventuroso al tuo racconto
Io non ho una vera opinione su Renzi e la sua corsa alle primarie. Mi preoccuperei anche volentieri del Segretario diel partito, se il presidente e i suoi amici mi piacessero.
Però lui mi pare uno dei pochi che in maniera calcolata (e fino ad ora mi pare anche con un certo successo) sta facendo una cosa che fino a ora ho visto capitare per sbaglio:
- ti esponi con un certo anticipo
- fai la voce grossa
- qualcuno viene attirato a te e ti fai un piccolo entourage
- la maggiorparte della gente parla male di te fino a che non esagera
- tutti danno contro a chi ha esagerato e diventi quasi un piccolo martire
- aspetti un errore a caso del tuo avversario e gli freghi parte degli elettori senza aver fatto nulla di che.
Se se la gioca a dovere (ergo aspetterà buonino gli errori degli altri senza farne di grossolani) secondo me anche una (nutrita) parte degli attuali scettici si ritroverà eventualmente a votarlo alle primarie.
Il PD è una fonte inesauribile di comicità involontaria! Spero che vinca Renzi, così forse l’elettorato di sinistra che vota PD si renderà conto di non aver votato a sinistra.
Neppure io mi sono fatto ancora un’idea nitida del sindaco di Firenze, ma ho capito che le primarie, così come sono. sono un’arma a doppio taglio.. a suo tempo Renzi vinse le primarie per la candidatura a sindaco grazie anche ai voti del centro-destra, ora vorrebbe provare lo stesso exploit a livello nazionale.. E’ scandaloso? in parte, direi. Il meccanismo delle primarie lo consente, e dal punto di vista di un elettore del centro-destra, può essere sensato cercare di avere l’avversario politico che in caso di vittoria ( scontata nel caso di Firenze, o quasi ) si il meno “sinistro” possibile. Vomitevole? sì, come il resto della politica da 50 anni a questa parte. IMHO andrebbe un attimo aggiustato il tiro delle primarie, studiato un meccanismo che impedisca a chi ha interessi fuori dal partito di votare.. (ad esempio, mettersi d’accordo a fare primare anche a destra, e chi vota in quelle di destra, d non può votare anche in quelle di sinistra..)
Che finché non vedo contenuti credibili e coerenti con un partito di centro-sinistra, per me può anche fare la voce grossa e spogliarsi che continuerò a ignorarlo.
29 anni, a Bologna da un po'.
Informatico, dicono.
Gay, ma questo lo dico io.
Appassionato di telefilm, cazzeggio e ho una certa tendenza ad essere curioso di quello che ho attorno e anche un po' più in là.
Ah sì, tendo a twittare un sacco e ho spesso le cuffie alle orecchie (e uso last.fm).
Ogni tanto carico foto su picasa e condivido post su google reader
Quando mi ricordo aggiorno anobii e do un'occhiata a FriendFeed e prima o poi capirò bene come usare Tumblr
Signor Ponza 7:54 pm on 01/03/2013 Permalink |
Io quando metto mano al CV ho sempre un’ansia da prestazione che non te la spiego. Oltre alla sensazione di non aver mai fatto abbastanza e di non valere nulla in confronto ad altri. Detto questo, bellissima idea quello del curriculum delle attitudini personali
MatteoG 12:24 pm on 19/04/2013 Permalink |
Hai ragione. Quello che conta è crescere; avere la sensazione di averlo fatto attraverso le esperienze.
Secondo me la tua abilità migliore, fra quelle che hai elencato, è l’ascolto. O meglio, l’apparenza dell’ascolto dopo mezz’ora di monologo.
Quando ti leggo e mentre ti leggo ho sempre quel sorriso ebete fisso sulla faccia.